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domenica 11 dicembre 2016

Solitudine

L'essere umano e un'animale dipendente dal contatto con gli altri.
Ne siamo assuefatti, come se fosse una droga.

Proviamo piacere quando stiamo con gli altri, amiamo gli altri, ma paradossalmente, allo stesso tempo, preferiamo restare da soli.

Preferiamo la solitudine.

Ma, una volta soli, rimpiangiamo la compagnia.. per quando misere possa essere.

Personalmente, penso che questo problema, quello della solitudine, non risieda nelle caratteristiche universali della nostra razza; penso invece che questo "difetto" sia dovuto sopratutto dalla qualità delle persone che ci fanno compagnia... dalla qualità della socializzazione.

Ormai sembra assopito il fatto che le persone più loquaci debbano ritrovarsi tra di loro, così come quelle più umili... questo per creare una giusta connessione e poter facilmente rispondere alla domanda "facciamo qualcosa che piaccia a tutti" e non rincorrere nella cosidettà "via di mezzo" che non accontenta nessuno e crea solo infelicità.
Ciononostante cosa succede se questa persona di cultura è costretto a socializzare con gente più "ignorante" perchè non trova persone della sua altezza? Perché non trova nessuno che possa capirlo veramente?

Magari, possiamo supporre che viva in una piccola cittadina, lontano dai grandi centri culturali dove gli intellettuali si siedono a bere vino millesimato e a parlare di politica attuale paragonandola a quella di inizio novecento. Oppure potrebbe essere cresciuto con un gruppo di amici di intelligenza inferiore, ed essersi abituato a restare con quello standard,; così come gli antichi facevano quando cambiavano habitat.

Ma, per puro caso portiamo questo saccente intellettuale in una grande città, se per puro caso lo confrontiamo con una realtà dove lui non è più il "solo" ma solo uno dei tanti intellettuali; cosa succederebbe?

"c'è sempre un po' di vanità nascosta in ognuno di noi" 
diceva  Che Guevara.



Il nostro giovane si troverebbe spiazzato, magari anche un po' ignorante, e non accetterebbe il fatto di essere un dei tanti. Ma non accetterebbe neanche il fatto di essere in un mondo di ignorante, e quindi di tornare nel suo poto nativo.

Il conclusione: Solitudine.

Rimarrebbe solo.

Come i grandi della storia,
Come i mostri del mondo,
Come l'uomo moderno.

La soluzione?

C'è anche se, per raggiungerla, bisogna navigare nel mare di "socialità, che ammorba questo mondo.
Può sembrare banale, qualunquista e ripetitiva, ma è sempre la stessa: L'Amore.

Se troviamo "quella giusta" possiamo sopportare un po' la solitudine.

Sia quella che si prova la sera a letto,
sia quella che si prova in mezzo a un cozzaglia inanimata in discoteca.



mercoledì 6 maggio 2015

La violenza

Tra tutte le caratteristiche presenti nell'indole umana, la violenza è quella più forte.
La violenza, intesa come la necessità intrinseca di ognuno di noi che ci porta a divertirci facendo del male, fisicamente o psicologicamente, ad altri simili o creature del mondo animale, è l'elemento che più caratterizza il nostro genere umano.
Non è possibile pensare a un mondo senza violenza, senza discriminazione, senza guerra.
Finché ci sara più di un uomo sulla terra queste caratteristiche esisteranno.
Ma, la domanda che bisogna porsi a questo punto è: Perché?
Perché il connubio tra l'uomo e violenza non può essere spezzato?



La risposta è tanto semplice quanto ovvia: l'uomo è un egoista collettivo. 
L'uomo è un essere strano; egli vuole tutto per sé e, contemporaneamente, vuole non essere mai solo. Due fatti così contrapposti che richiedono un compromesso dello stesso per poter soddisfare i due fattori.
Ciò porta ad avere una persona non contenta, frustata dalla società che si sfoga con la violenza.
La sempre gratuita e genuina violenza.

L'uomo è violento perché la società stessa lo rende violento.
La società capitalistica e perbenista d'oggi è, forse, il fattore più preponderante che fa elevare al massimo l'indole umana della violenza.
Essa non ci permette di essere "liberi" nel senso vero del termine, non ci permette di seguire i nostri veri sogni, sogni che sono più volte stoppati sul nascere da condizioni economiche-sociali particolari, e non ci permette di essere mai soli.

Ed essere soli è la soluzione, parziale, alla violenza.
L'uomo solo trasmette il suo rancore a cose e non disturba il collettivo.
Un collettivo che, però, cerca e vuole l'esaurimento del violento.
Un collettivo che si basa sulla violenza, perché solo essa può dare quei piccoli momenti di appagamento quotidiano di cui l'uomo ha bisogno per sopravvivere al ritmo della società moderna.



La violenza è, quindi, una caratteristica, anzi è La caratteristica dell'indole umana, caratteristica riscontrabile in OGNUNO di noi e alimentata dalla nostra attuale società capitalistica e perbenista che la critica e l'acclama allo stesso tempo. Comunque sia questa caratteristica deve essere espressa ogni tanto per permettere all'individuo di vedere il mondo con occhio critico e veritiero, azioni che non possono essere fatti se si ha la mente annebbiata dal sangue altrui.
E questa cecità nei confronti del mondo è anche uno dei fattori del perché la società attuale esalti  tanto questa proprietà umana.