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domenica 27 novembre 2016

El Cielo Rojo

Il sogno si dissipa
con la tua fine

Il Rosso si addormenta
il romanticismo finisce
la speranza nell'uomo svanisce

Il Rosso diventa nero,
e tutto finisce.

Il più grande sogno,
del secolo scorso,
è diventato vano...

Dopotutto prima o poi dovevamo svegliarci...

Dovevamo capire che l'uomo non è nato per essere felice,


Riposa in Pace,

e salutami il Comandante,

Hasta Siempre...


mercoledì 26 ottobre 2016

Nuovo Modo (?)

A volte penso a come sarebbe stato se la Storia avrebbe dato il merito agli altri.
Ai "cattivi"..

Mi immagine un mondo dipinto di rosso, come quello attuale...
Immerso in piccole quelle di confine, come quello attuale...
dove un'ideologia, ormai passata, cerca di instaurarsi trovando la diffidenza della gente comune, come quello attuale...



Non sembra un quadro molto diverso da quello che vediamo oggigiorno...

Anzi, forse forse, sto descrivendo lo stesso quadro...

... forse solo un po' meno dettagliato, un po' più invisibile.

Un quadro dove non si vedono tanto i difetti, ma solo perché sono disegnati con più superficialità.

Perché alla fine non è l'idea che crea una Nazione, ma l'uomo.

Perché alla fine l'idea è perfetta, Utopica, ma perfetta...

.... mentre l'uomo...



... è l'uomo.

domenica 26 luglio 2015

scegliere

Il mondo soccombe sotto la celta tra prediligere la mente al corpo
dal prediligere l'intelligenza alla bellezza
il bene dal male
il sogno dal desiderio...




Il mondo soccombe sotto la scelta tra prediligere l'utopia sinistra alla realtà capitalista che ci vizia e ci compra con gli oggetti, tralasciando l'uomo.

sabato 23 maggio 2015

Romani contro cattolici come nazisti contro comunisti

Studiando la seconda guerra mondiale mi sono accorto di un particolare interessante: la storia si ripete continuamente.

La storia si ripete giorno dopo giorno, diciamo pure che la storia è come una ruota, prima o poi ritorniamo sempre al punto di partenza.

Nella fattispecie ha notato la contraddizione tra estrema destra ed estrema sinistra presente nella seconda guerra, simile alla contraddizione tra la cultura romana e la religione cattolica presente nei primi anni dopo la nascita di Cristo.

Mi pare di riconoscere il nazismo e il fascismo come la potente Roma e il comunismo russo come l'utopica religione di Dio.



Vi spiego il perché. 
Il fascismo nasce come continuazione della gloria dell'impero Romano, e il saluto da legionario, usato tuttora nei gruppi fascisti o simil-fascisti, ne è la prova concreta. Inoltre questa corrente ideologia trae a piene mani dalla vecchia cultura Romana usando simboli, convenzioni ed esaltando l'epoca dei vari Cesare e Augusto. 
D'altro cando il Nazionalsocialismo fonda la sua ideologia su un libro di Tacito scritto intorno al 93 d.c chiamato "La Germania" dove lo storico romano esalta le civiltà germaniche con capitoli che, se fraintesi, posso far capire che i tedeschi siano la razza "perfetta". Questo libro è stato preso a piene mani dall'ideologia nazista ed è considerato alla pari della Bibbia Hitleriana come caposaldo dell'ideologia ariana.
Questi aspetti caratterizzano le ideologia di destra del primo novecento e le fanno diventare la "continuazione" dei pensieri dell'antica Roma.

Invece il comunismo sovietico, secondo la mia personale interpretazione della storia, è l'evoluzione della religione cattolica che fu la causa della disfatta di Roma. Infatti, come il cattolicesimo, il comunismo si basa su leggi condivisibili ma utopiche, che, anche oggigiorno, non trovano l'appoggio di molte persone.
Il comunismo è il sogno dell'uguaglianza in terra, il cattolicesimo la speranza dell'uguaglianza in cielo. 
Questa è l'unica differenza tra l'uno e l'altro. 
L'evoluzione umana ci ha portato, man mano in direzione della ricerca della vera uguaglianza che, ahimè, rimane tuttora utopica.
Inoltre il comunismo ha "sconfitto" il nazionalsocialismo così come fece il cattolicesimo con l'ideologia Romana.



Per questo trovo la Storia come una ruota, gira che gira tanto ci ritroviamo sempre nello stesso punto; magari con armi, idee e situazioni diverse ma sempre nello stesso punto.

Dopotutto la Storia si deve ripetere perché solo sbagliando possiamo correggerci; correggerci per poi sbagliare di nuovo, quando tutti si dimenticheranno lo sbaglio precedente...


domenica 10 maggio 2015

è più facile essere capitalisti che comunisti

Il comunismo è il sogno di uguaglianza per l'cuni e il cancro dell'umanità per altri.
Il perché il comunismo sia, tutt'oggi, considerato un cancro è dovuto all'ignoranza e al focalizzarsi solo sulla parte "pratica" dell'ideologia.
Si sa cosa hanno combinato i vari governi comunisti del novecento( URSS, Cina, Corea del Nord, Romania eccetera) ma, bisogna dire che, quei governi erano più dittature personali( o oligarchie) che dittature del proletariato.

Ma il VERO comunismo, il vero punto fondamentale di questa ideologia è l'uguaglianza, fattore universale che non è stato rispettato in nessun governo socialista nato fin'oggi.
Forse solo la neonata Cuba e il neonato URSS di Lenin hanno cercato di rispettare questo dogma fondamentale, ma alla lunga, anche loro si sono fatti influenzare dal potere.

Dopotutto è più facile essere nemici che amici come è più facile essere cattivi che buoni.

Non so perché l'apoteosi del pensiero di uguaglianza umana, quella che ha fondato i totalitarismi del novecento( che sono la distopia dell'ideologia) sia così bistrattata.
Forse molti paragonano ancora il comunista al terrorista delle brigate rosse o a Stalin.



Dopotutto è più facile essere contro che a favore.
E' più facile essere capitalisti che comunisti.

sabato 2 maggio 2015

La Cina: il “comunismo perfetto”

Si dice che il capitalismo sia l'ingiusta distribuzione della ricchezza e che il comunismo sia la giusta ridistribuzione della povertà.
Bene. La Cina si trova nel mezzo tra queste due definizioni.
Il governo cinese si potrebbe definire come il “comunismo perfetto”( potremmo usare anche “capitalismo perfetto” come termine ma esso non darebbe la giusta importanza distopica alla società cinese)
Senza studiare approfonditamente l'economia e la società cinese( non è questo l'obiettivo dell'approfondimento) ci concentriamo sulla veridicità di quello detto in precedenza.
La Repubblica popolare Cinese è un governo di stampo socialista, quindi un governo che ammette un solo partito, con capitale Pechino e che attua una politica economica a stampo capitalistica.
Già questo sembrerebbe paradossale siccome il comunismo prevede un sistema economico pianificato che esula dall'economia moderna. Ciononostante la Cina la applica e, grazia alla politica socialista, ma che potremmo più definire a stampo stalinista, riesce a produrre ingenti quantità di beni di consumo a basso, bassissimo costo. E questo si vede anche in Italia dove i prodotti cinesi si presentano come vere e proprie copie fasulle di marchi più famosi. Basta andare in qualunque supermercato cinese per trovare marche come Sonia, Ateach eccetera.
Quindi questo modo “originale” di fondere il peggio del socialismo e il peggio del capitalismo ha fatto, al giorno d'oggi, della Cina una delle maggiori potenze economiche del mondo.

Come per ogni società descritta precedentemente la Repubblica popolare Cinese è una distopia storica siccome non rispetta le sue fondamenta, anche se questa colpa è dovuta principalmente alla Storia degli ultimi venti/trenta anni. Dalla caduta del muro di Berlino, e il conseguente scioglimento dell'URSS, la Cina ha dovuto abbandonare una politica economica basata su scambi commerciali tra nazioni socialiste( URSS, Cuba e Corea del Nord in primis) e adattarsi al nuovo panorama mondiale adottando il sistema capitalistico che crea più possibilità di progresso ma, di conseguenza, distribuisce la ricchezza in modo più limitato( cosa che succedeva comunque con il socialismo ma che, almeno, in teoria cercava l'uguaglianza).
Ma, siccome l'oligarchia cinese non voleva abbandonare i propri privilegi, hanno creato un nuovo modo di intendere il socialismo. Hanno creato il comunismo perfetto.



E non è un caso che Nel 2010 il paese è divenuto secondo al mondo per PIL, avendo superato il Giappone, ed alle spalle degli Stati Uniti d'America. Il PIL del paese è cresciuto con una media del 10% negli ultimi 30 anni, trasformando la Cina da una arretrata economia agricola ad una potenza economica mondiale. La Cina è inoltre l'esportatore più grande al mondo, con gli Stati Uniti, mentre è il secondo importatore più grande dopo quest'ultimo paese.
Purtroppo ,nonostante tutta questa crescita economica, la Cina presenta un esercito di poveri, visto che i ricchi in Cino sono meno di un decimo della popolazione( circa 100 milioni).
Inoltre la legge cinese è un'ulteriore segno della sua instabilità sociale. Nella repubblica Popolare Cinese c'è la pena di morte; ed essa viene data per azioni futili e che, per esempio in Italia, costerebbero solo qualche anno di carcere oppure una multa. Tra le azioni che prevedono la pena capitale più opinabili, troviamo:

  • defezione al nemico (art. 108)
  • spionaggio (art. 110)
  • fare parte di associazioni segrete a fine sovversivo
  • sovversione
  • rapina (art. 263)
  • furto di ingenti proprietà
  • furto abituale
  • usare linee telefoniche o mezzi pubblici con l'evidenza che sono rubati
  • furto di linee di comunicazione per profitto
  • riproduzione di codici telefonici per profitto
  • furto con scasso o violazione di domicilio
    Altri reati
  • causare distruzione di proprietà pubbliche o private (art. 115)
  • spargere veleno (art. 115)
  • vendita o fabbricazione di cibo nocivo o falso, di alcol tossico o di false medicine con gravi conseguenze sui consumatori (art. 141)
  • vendita o fabbricazione di prodotti falsi o nocivi (aggiunto nel 2003)
  • produzione o esposizione di materiale pornografico (non censurato o senza autorizzazione statale)
  • causare esplosioni (art. 115)
  • possesso, vendita o fabbricazione di armi, munizioni o esplosivi (art. 125)
  • gioco d'azzardo (nonostante nella regione amministrativa speciale di Macao sia legale)
  • bigamia
  • intralcio all'ordine pubblico
  • disturbo della vita dei cittadini
  • usare metodi pericolosi che causino morte o gravi lesioni (art. 115)
  • incendio doloso (art. 115)
  • lenocinio, ovvero organizzazione, forzamento, induzione, introduzione, protezione o sfruttamento della prostituzione
  • teppismo 
  • caccia di specie protette
  • uscita da quarantena mentre si ha la SARS o diffusione del virus
  • rivelazione o furto di segreti di Stato via internet
  • pirateria informatica
  • reati legati alla droga (art. 347)



Quindi, l'idea di società “normale” è molto diversa per quanto riguarda il pensiero dell'oligarchia cinese. Le leggi più interessanti da leggere sono quelle che vietano la vendita di prodotti nocivi e/o falsi, siccome è molto buffo il fatto che, nel loro paese, i cinesi rispettino queste leggi( perché se c'è la pena di morte come punizione credo vivamente che la rispettino), mentre arrivati in Europa, uso come esempio l'Italia, producano effettivamente prodotti nocivi e falsi.
Il comunismo perfetto della Cina non solo è pericoloso, siccome rischia di creare una nazione economicamente potente e con una mercè di uomini soggiogati ormai dal suo governo a stampo dittatoriale ma è anche un grave insulto alla democrazia e alla libertà siccome conte un settimo della popolazione mondiale che non ha possibilità di crearsi un futuro migliore.



venerdì 1 maggio 2015

Cuba: la realizzazione del vero comunismo( o quasi)

La Repubblica di Cuba è, come sancito dalla Costituzione cubana del 24 febbraio 1976 uno "Stato socialista di lavoratori", indipendente e sovrano, laico, organizzato come repubblica unitaria e democratica (Art. 1), in cui il potere è esercitato dal popolo mediante le Assemblee del Potere Popolare (art. 3). La revisione Costituzionale del 1992, avvenuta dopo il dibattito nelle assemblee tenute in tutto il Paese, ha prodotto una nuova Carta ispirata alle idee di José Martí e agli ideali politici di Karl Marx, Friedrich Engels e Lenin.
Le principali modifiche hanno riguardato: garanzie per gli investimenti stranieri; riconoscimento, rispetto e garanzia per le libertà religiose; una maggiore flessibilità per il commercio estero; elezione da parte dei cittadini, con voto diretto e segreto, sia dei delegati alle 14 Assemblee Provinciali sia dei deputati al Parlamento. Cuba è stato il primo Stato nel mondo a recepire nella propria Costituzione i principi ecologici della Conferenza sull'Ambiente e lo Sviluppo di Rio de Janeiro.
Al Partito Comunista Cubano (PCC) "martiano e marxista-leninista" è assegnato il ruolo di "avanguardia organizzata della nazione cubana" (art. 5). Non propone candidati e tanto meno partecipa alle elezioni non essendoci competizione con altri partiti. Infatti nessun partito politico è autorizzato a nominare candidati o fare campagna elettorale. La Costituzione riconosce il diritto di parola di ognuno ma l'articolo 62 limita l'esercizio delle libertà personali affermando che queste non possono essere esercitate in contrasto con lo Stato socialista e con la volontà popolare di edificare il comunismo. Gli oppositori del sistema politico vigente sostengono che queste condizioni implichino la non libertà dei processi elettorali.



Comunque a Cuba, sembra essersi instaurato l'unico governo che più s'avvicina all'ideale socialista e quindi il governo meno distopico. Infatti, dal punto di vista dell'alfabetizzazione essa è al secondo posto secondo il Report 2007/2008 del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo e questa è una grande conquista per un paese dell'America latina.
Per quanto riguarda, invece l'economia, Cuba adotta un sistema economico pianificato che sfrutta gli scambi economici con gli altri stati “socialisti” come Cina e la Corea del Nord e con molti stati dell'America latina.
Inoltre dal punto di vista dei diritti fondamentali Cuba si piazza al primo posto su tutti i fronti( diritto all'istruzione, diritto all'abitazione, diritto all'alimentazione e all'acqua potabile eccetera) per quanto riguarda l'America latina.
Quindi questo stato sembrerebbe la constatazione che il sogno di Marx non era propriamente utopistico?
Non esattamente. Infatti a Cuba tutto quello che riguarda i diritti fondamentali dell'uomo è rispettato ma, tutto quello che riguarda le libertà no.
La libertà di espressione è molto limitata, e in certi casi negata, siccome tutte gli organi di informazioni non possono essere privati e l'utilizzo di internet è disponibile solo per il popolo più abbiente del paese a causa dei costi elevati.

Cuba è forse l'unica nazione che ha adottato il sistema socialista ed è riuscita ad avvicinarsi di più a quell'ideale. Nonostante ciò dalla caduta del muro di Berlino l'economia cubana è scesa sempre più a compromessi e, si pensa che, dopo la dipartita di Fidel Castro finirà l'ultimo sogno socialista presente sulla terra.

mercoledì 29 aprile 2015

La “libertà” americana

Il concetto di libertà è molto soggettivo. Infatti la libertà è tale finché non compromette quella degli altri e questo fattore, senza dubbio, è un obbligo che priva la libertà del suo vero essere.
Per cui non esiste la libertà, o almeno non è realizzabile finché esiste più di una persona sul mondo.
E su queste basi che si può dire che la libertà americana è, di persé, una libertà fittizia, falsa, ingannevole.



Da quando l'America si è auto-elevata a “distributore di democrazia e libertà”, cioè dalla sua nascita fino agli ultimi episodi in medio oriente, si è “divertita” a portare la guerra per il mondo, rimpiazzando i vecchi governi “dittatoriali” con la sua democrazia, i suoi ideali di libertà e la sua “cultura”.
Una cultura che è vecchia più di tre secoli e crede di essere, o ne è convinta, pari se non superiore a quella Europea.
Una cultura debole nel profondo, ma che pare forte e intaccabile all'infuori: la cultura del sogno americano; la cultura della libertà.
Questa libertà americana è data dalla serie di concessioni date dalla costituzione degli Stati Uniti d'America che sono principalmente:
  • Il primo emendamento garantisce la libertà di culto, parola e stampa, il diritto di riunirsi pacificamente e il diritto di appellarsi al governo per correggere i torti. Esso inoltre proibisce al Congresso di "fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione" — rendendo questo emendamento un campo di battaglia delle guerre culturali della fine del XX secolo.
  • Il secondo emendamento garantisce il diritto di possedere armi; se tale diritto sia esteso ai privati cittadini o solo alle milizie statali è stata questione di acceso dibattito, e le varie corti hanno interpretato il suo significato in diversi casi sin dal 1900. Ma nel luglio del 2008 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha riconosciuto il diritto dei cittadini di possedere armi, dichiarando incostituzionale la legge del distretto di Columbia che invece ne vietava, ai residenti, il possesso. È così stabilito il diritto individuale dei cittadini americani ad essere armati annullando la legge che da 32 anni proibiva di tenere in casa una pistola per difesa personale nella città di Washington. La sentenza ha fornito un'interpretazione definitiva al Secondo Emendamento della Costituzione che dal 1791 sancisce il diritto di portare le armi. Questo significa che è stato riconosciuto un diritto inviolabile al pari di quello al voto e della libertà di espressione.
  • Il terzo emendamento prevede che le truppe non possano essere acquartierate in abitazioni private senza il consenso del proprietario.
  • Il quarto emendamento difende da perquisizioni, arresti e confische irragionevoli.
I quattro emendamenti successivi trattano il sistema della giustizia:
  • Il quinto emendamento vieta i processi per un crimine grave se non su accusa da parte del Gran Giurì. Proibisce inoltre la ripetizione del processo per la stessa offesa a seguito di un'assoluzione (eccetto in alcuni casi ben specifici), vieta la punizione senza un giusto processo di legge, e prevede che una persona accusata non possa essere costretta a testimoniare contro se stessa.
  • Il sesto emendamento garantisce un processo penale rapido e pubblico. Richiede il processo da parte di una giuria (di pari), garantisce il diritto alla difesa per l'accusato, e prevede che i testimoni debbano assistere al processo e testimoniare in presenza dell'accusato.
  • Il settimo emendamento garantisce un processo davanti ad una giuria per i reati civili che coinvolgano un valore della causa superiore ai 20 dollari.
  • L'ottavo emendamento vieta le cauzioni e le multe eccessive, e le punizioni crudeli o inusitate.
Gli ultimi due dei dieci emendamenti contengono dichiarazioni di autorità costituzionale di ampio respiro:
  • Il nono emendamento dichiara che l'elenco dei diritti individuali non è inteso come esaustivo; che il popolo ha altri diritti non specificamente menzionati nella Costituzione.
  • Il decimo emendamento prevede che i poteri che non sono delegati dalla Costituzione al governo federale, o da essa non vietati agli Stati, sono riservati ai rispettivi Stati, o al popolo.


Da questi dieci emendamenti della carta dei diritti americani si concerne come la libertà americana sia, in linea teorica, la più vicina all'ideale della libertà comunemente condiviso dalla società. Per questo motivo la libertà professata dagli americani è inappellabile, perché è, in teoria, giusta.
Il problema sorge quando bisogna trasportare nella realtà le parole scritte su un pezzo di carta. E li sorgono i problemi legati al possedere ogni tipo di arma, alla VERA libertà di stampa, alla vera libertà di circolazione, alla vera libertà di professare la propria fede eccetera.
È in quel momento che si capisce se ciò che si dice è perlomeno simile a ciò che si tenta di fare.
Se volessimo fare un paragone, anche se un po' forzato, potremmo dire che la libertà americana è simile al comunismo sovietico. Siccome entrambi ammettono sia un pensiero, un'ideologia che, se presa strettamente dal punto di vista filosofico, sono utopistiche; sia un aggettivo che degrada questi pensieri umani a realtà irrealizzabili e dispotiche. Distopiche perché non rispettano più le proprie radici; perché hanno puntato troppo in alto e hanno finito per essere una parodia di se stesse.
Se volessimo citare un grande cantautore italiano, che mette in relazione questi due sogni, quello comunista e quello americano, potremmo dire che:

“qualcuno era comunista perché desiderava una libertà diversa da quella americana”




L'America è il paese meno democratico di tutti quelli degli stati del “primo mondo” non tanto per quello che è effettivamente o per quello che attua in termini di riforme e libertà. Ma perché pretende di ergersi a “simbolo di libertà”, titolo che, meno di un secolo fa, si è dato il governo sovietico. E sappiamo tutti com'è finito quel governo di uomini “liberi”. 

domenica 26 aprile 2015

Omaggio a... Giorgio Gaber

Qualcuno era comunista

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà, ... La mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, 
la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un'educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche: lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima (prima, prima...) era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano... 
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona...
Qualcuno era comunista perché era ricco, ma amava il popolo...
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era così affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l'operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l'aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione?... oggi, no. Domani, forse. Ma dopodomani, sicuramente!
Qualcuno era comunista perché... "la borghesia il proletariato la lotta di classe, cazzo!"...
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI3.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto!
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini...
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo Secondo Lenin.
Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sè la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c'era il Grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il Grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista perché non c'era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggiore partito socialista d'Europa!
Qualcuno era comunista perché lo Stato, peggio che da noi, solo l'Uganda...
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant'anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.
Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l'Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera!...
Qualcuno era comunista perché chi era contro, era comunista!
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia!
Qualcuno, qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos'altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.

Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché sentiva la necessità di una morale diversa.

Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno.
Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso: era come due persone in una. 
Da una parte la personale fatica quotidiana, 
e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo, 
per cambiare veramente la vita.

No, niente rimpianti. 
Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, 
come dei gabbiani ipotetici.




E ora?
Anche ora ci si sente in due: da una parte l'uomo inserito, che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana, 
e dall'altra il gabbiano, senza più neanche l'intenzione del volo. 
Perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.

sabato 25 aprile 2015

Viva l'Italia liberata! Viva l'Italia americana!

Viva l'Italia liberata! Viva l'Italia americana!
Festeggiamo ordunque, come ogni anno, questo 25 aprile;
Festeggiamo la vittoria dei partigiani dai fascisti e dai nazisti;
Festeggiamo la liberazione da parte degli americani;
Festeggiamo la fine del ventennio dittatoriale fascista.


Quante cazzate.
Pensare che oggi si celebri una della feste più ipocrite del nostro paese mi fa rabbrividire e mi fa vergognare d'essere italiano.
Festa ipocrita non per ciò che rappresenta ma per ciò che vuole rappresentare.
Il 25 aprile di settant'anni fa, l'avanzata partigiana ha iniziato la liberazioni dalla "dittatura" fascista, l'ha iniziata aspettando l'arrivo degli alleati che, pochi giorni dopo, ci anno liberato dal "periodo più buio della nostra storia".
Falso.
Il ventennio fascista è stato( e lo dice uno di ideologia marxista) uno dei periodi dal punto di vista economico e dello viluppo tecnologico-sociale migliori dall'unità ad oggi.
I vent'anni di Mussolini, che, personalmente io accorcio a sedici, siccome dopo il patto d'acciaio con Hitler il fascismo, così come era stato pensato, non esisterà più, hanno significato un forte miglioramento nelle condizioni di vita nelle persone. Miglioramento che, per l'epoca, era incredibile e ha portato milioni di persone a DIVENTARE fascisti.
Basti ricordare che l'italia è stata uno dei pochi paesi ad economia capitalistica che meno ha patito la crisi del '29.

Non voglio dire che tutti erano fascisti in quell'epoca che ,molti rinnegano o vogliono dimenticare, ma che, se il fascismo è diventato una realtà italiana per più di quindici anni, molti, o la maggior parte di essi, appoggiavano gli ideali del Duce.
Perciò penso che parlare di fine del ventennio dittatoriale fascista non solo sia riduttivo, ma sia una manomissione della storia bella e buona.



Invece, per quanto riguarda la liberazione da parte degli americani c'è tutto un'altro discorso da fare.
Gli americani, i nostri "salvatori" sono arrivati dopo il 25. Quel giorno è simbolico siccome è l'inizio dell'avanzata partigiana che porterà, con l'arrivo degli alleati, la liberazione completa dell'italia il 3 maggio dello stesso anno.
Ciononostante gli "americani" ci hanno, in qualche modo, liberato del NOSTRO governo ,dittatoriale, totalitario, violento eccetera  "donandoci" il loro modo di intendere la democrazia.
E questo particolare modo di intenderla ci ha portato, oggi, alle condizioni in cui soccombe codesto bel paese.
Inoltre i veri libratori dell'Italia furono partigiani, di fede completamente "stalinista"( a quel tempo i massacri di Stalin erano sconosciuti e quindi era accettabile che i partigiani italiani vedevano in Stalin il simbolo di forza, uguaglianza ed equità) quindi, si può dire che l'italia è stata liberata non dagli americani ma dai comunisti!

Anche se idealizzare così tanto la figura del partigiano è un'errore molto grave che, la comunità attuale, ha commesso. Il partigiano era un uomo che non voleva la guerra.
Tutto qui.
E per questo si affidava alla ideologia comunista cercando di seguirla anche in modo troppo rigido ed inumano. Dopotutto un'idea è cieca e ha lo scopo di raggiungere il suo obiettivo senza pensare alle conseguenza. Così facevano i partigiani.
Come esempio basta citare le foibe, ma, questo, è un argomento che richiede una copertina a sé.



Concludendo la liberazione dell'Italia è una festa relativa siccome è vissuta da molti come un gesto di coraggio e da altri come un gesto di vera resa. Ma non si può dubitare che, nonostante tutto, sia stata un tassello fondamentale della nostra storia. Forse non il più importante, forse non il più sincero, forse non il più "nostro", ma sicuramente un tassello che va almeno ricordato.
Nonostante tutto.





giovedì 23 aprile 2015

Pensieri sul futuro...

Ci stiamo, inesorabilmente, avvicinando al baratro.
Al baratro della disumanità.
Vedere così tanta insufficienza critica di fronte alla morte di così tante PERSONE è orribile. ed una delle cose che mi fa sempre di più detestare questo mondo. Questo mondo che si maschera da perbenista. O, se vogliamo usare un termine "Orwelliano" questo mondo pensabenista.
Questo mondo così soggiogato dal capitalismo e dal suo simbolo del dollaro americano da preferire la morte di PERSONE anziché la perdita di fogli di carta colorata.
Fogli di carta che sono l'essenza della nostra anima.
Senza valore.
In un mondo "perfetto" i soldi non sarebbero superiori all'uomo; ma, ahimè, non viviamo in un mondo perfetto. E non ci siamo mai vissuti.
Non sto dicendo che questa sia la peggiore epoca di sempre; ovviamente non possiamo dimenticare il Novecento, condito dalle sue guerre e dalle sue ideologie, ma questa, questa è sicuramente l'epoca più falsa.
Più falsa perché la maschera di ognuno di noi si sta pian piano allargando e finirà per avvolgerci nello stereotipo del perbenista. 

Il perbenista: quello che critica e incita a fare la cosa giusta da parte degli altri ma non da parte di se stesso.
Quello che sa solo criticare senza agire, senza cercare soluzioni, senza mettersi in gioco.
Tutti sono vittime di questa maschera del nuovo millennio. Nessuno escluso.
Anche io stesso, per esempio, sono stato "avvolto" da questa maschera che mi porta a criticare, come sto facendo oggi, questo mondo falso, senza agire.
Senza agire perché non faccio parte di un movimento politico, non partecipo agli scioperi( siccome sono ancora uno studente e giudico che lo sciopero fatto da un non lavoratore sia un'offesa a tutti coloro che lavorano otto ore al giorno per arrivare a fine mese) e non faccio beneficenza siccome la giudico come l'azione più negativa in assoluto.
La beneficenza non è positiva siccome illude e rilassa il beneficiario facendo credere a lui che si più vivere senza impegnarsi. Che si più vivere senza lavorare, sforzarsi, eccetera.
Piuttosto di fare beneficenza ad un barbone io, se ne avessi la possibilità, gli troverei un lavoro e una casa e l'inviterei a mettersi in gioco.
Ricevere beneficenza è, in poche parole, rinunciare a mettersi in gioco. Rinunciare a vivere.


Infine, io non sostengo nessun partito politico per due ragioni; la prima è che i partiti di sinistra( sì sono di sinistra) non hanno un'ideologia precisa e la seconda è che per sostenere un partito bisogna pagarne la tessera.
L'ideologia dei partiti di sinistra non la condivido minimamente su più punti; il principale dei quali è l'antifascismo.
Il fascismo, è sì un movimento violento e quasi "totalitario" ma, non è razzista. Non almeno quanto credono gli antifascisti. Non possiamo negare che il ventennio fascista sia stato, strettamente dal punto di vista economico, il più prolifico di tutta la storia Italiana.
E accanirsi contro di loro, non solo è contro la vera ideologia comunista( siccome il partito di Mussolini è nato dopo la nascita del comunismo) ma è fine a se stessa.
E' fine a se stessa siccome i veri "nemici" dei pariti di sinistra sono i falsi partiti di sinistra e non i fascisti.
I veri nemici sono tutti colo che governano malamente questo paese, specialmente quelli che governato questo paese dichiarandosi di sinistra e adottando misure di destra.
Questi esseri non sono solo contro la loro ideologia e il loro ideale ma anche contro se stessi, contro la loro prima maschera.


Purtroppo queste considerazioni sono andate un po troppo verso il verboso, quindi vi saluto, ringraziandovi di essere arrivati fino a qui e augurandovi una felice serata consci del fatto che il mondo, domani mattina, sara "bello" come l'avete lasciato...

mercoledì 22 aprile 2015

1984: La distruzione della Storia

Uno degli elementi caratteristici del romanzo Orwelliano è la distruzione della Storia. Chi è contro il partito non solo sparisce ma non è mai esistito. Egli non è mai né nato né morto. Egli non è presente da nessuna parte, le sue tracce vengono oscurate e il suo cammino viene cancellato.
E se questo non è possibile egli diviene simbolo di ogni disgrazia che subisce il popolo.
Il popolo schiavo dell'ortodossia.
Come succede a Goldstein (alias Trotsky) che diventa l'accusatore di ogni disfatta politica-militare che avviene. Questa tecnica della distruzione della Storia ripesca a piene mani non solo dalla nostra storia novecentesca( dalle persecuzioni del nazismo alla creazione di falsi capi espiatori per giustificare crisi economiche) ma i rifà direttamente al precedente romanzo dell'autore: La fattoria degli animali.
Con un'attenta analisi dei due scritti si può ben vedere che Palladineve e Goldstein rappresentano la stessa persona, o perlomeno lo stesso metodo di giustificazione creata da governi idealisti contro difficoltà economiche-sociali. È incredibile come tutto questo venga riassunto in 1984 riuscendo alla perfezione nell'intento di far capire come la Storia serva, fondamentale, non soltanto per non commettere gli errori fatti dai nostri antenati ma anche per evitare che codesti errori vengano commessi da altri.
Di seguito cito una parte di 1984, forse la parte che riesce i più a far comprendere come la manomissione della Storia sia una delle caratteristiche principali del romanzo:

“Nei giorni andati, prima della vittoriosa Rivoluzione, Londra non era la bella città che ora conosciamo. Era un luogo buio, sporco, miserevole, dove sì e no c'era da mangiare e dove tanta povera gente non aveva scarpe per camminare e un tetto per riposarci sotto. Anche i bambini della vostra età dovevano lavorare dodici ore al giorno per conto di certi crudelissimi padroni che li fustigavano con lo scrudiscio se lavoravano troppo lentamente, e li nutrivano soltanto di croste di pane ammuffito e d'acqua. Ma in mezzo a tutta questa orribile mirano pure poche case belle e grandi dove vivevano i ricchi che avevano fino a trenta servitori per attendere ai loro bisogni. Questi ricchi erano chiamati capitalisti. Erano grassi, brutti e con certe facce cattive, come quelle che si vede nella pagina di fronte. Come vedete è vestito di un lungo abito nero che era chiamato finanziera e porta un buffo cappello lustro che sembra un tubo di stufa e che era chiamato cilindro. Questa era l'uniforme dei capitalisti e a nessuno era permesso di indossarla se non a loro. I capitalisti possedevano tutto ciò che era nel mondo e le altre persone erano loro schiavi. Essi possedevano tutte le terre, tutte le case e tutto il denaro.
Se qualcuno disobbediva loro, essi lo potevano mandare in prigione o lo potevano far cacciare dell'impiego e farlo morire di fame.
Quando le persone comuni dovevano rivolgersi a un capitalista erano obbligati a inchinarsi tremando e togliendosi il cappello, e a chiamarlo “Signore”. Il capo di tutti i capitalisti era chiamato il Re e...”
(Libro 1, Capitolo 7)

Questo passo non ci mostra soltanto la manomissione della Storia( nel libro si parla prima della Rivoluzione e cioè pressapoco negli anni cinquanta) ma sopratutto lo stereotipo del capitalista. L'uomo vestito di nero e con il cilindro che tutto ha e tutto vuole. Una visione del mondo simboleggiato dal dollaro adottato riferendosi al mondo sovietico dove così era visto l'americano medio.

Dal testo si edice, inoltre, la volontà del partito a indottrinare il giovane( il testo e ritratto da un libro di storia per bambini che Winston Smith ricopia sul suo diario) a proposito della vita precedente alla Rivoluzione. La vita dell'operaio capitalista è vista come orribile, terrificante e inauguratile ma, se leggiamo il testo, notiamo che non cambia più di tanto da quella dei prolet o dei membri del partito esterno. Dopotutto il governo dipinto da Orwell è senz'ombra di dubbio un governo a stampo comunista e, come sappiamo, il capitalismo è lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo e il comunismo è lo sfruttamento dell'uomo da parte dello Stato.

venerdì 17 aprile 2015

Pillole di Storia: Il fallimento del sogno di Marx

Nel febbraio del 1918 ha inizio la rivoluzione. Una rivoluzione capitanata da Vladimir Lenin , filosofo, rivoluzionario e politico russo.Lo scopo della rivoluzione è quella di spodestare lo Zar di Russia e creare il primo stato comunista del mondo. Il primo stato che rispettasse i 10 fondamenti del “Manifesto del partito comunista” scritto da Marx ed e Engels nel lontano 1848.La rivoluzione si completa nel novembre dello stesso anno con la presa del palazzo d'inverno.


Purtroppo il neo governo socialista incorre in molteplici problematiche, dalla guerra civile ai tentativi di rivoluzione guidate dalle potenze europee che temevano una diffusione dei pensieri comunisti.Ma, alla fine della guerra civile nel 1921, la Russia si rialza e Lenin crea la Nap(Nuova politica economica): un ponte tra capitalismo e comunismo.Nonostante la voglia di Lenin di realizzare il sogno marxista, la sua morte, nel 1924, consegna la Russia, dopo una serie di vicissitudini, a Stalin, che instaura un governo di stampo totalitario e mette fine al sogno.

lunedì 6 aprile 2015

L'ultima religione


L'ultima religione è nata nel 1848.
L'ultima religione l'ha creata Marx.
Proprio lui.
L'uomo che descriveva la religione come "l'oppio dei popoli" ha creato,a sua volta, una religione.
Inconsapevolmente.
Sì, perché sono stati gli altri, il popolo, il proletariato, che ha elevato questo pensiero sociale a religione.
Ha elevato le direttive, le linee guida marxiste a dogmi.
Distruggendo il comunismo.
Distruggendo l'idea di uguaglianza.
Distruggendo il lavoro di Marx.