Il sogno si dissipa
con la tua fine
Il Rosso si addormenta
il romanticismo finisce
la speranza nell'uomo svanisce
Il Rosso diventa nero,
e tutto finisce.
Il più grande sogno,
del secolo scorso,
è diventato vano...
Dopotutto prima o poi dovevamo svegliarci...
Dovevamo capire che l'uomo non è nato per essere felice,
Riposa in Pace,
e salutami il Comandante,
Hasta Siempre...
Visualizzazione post con etichetta comunismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta comunismo. Mostra tutti i post
domenica 27 novembre 2016
mercoledì 26 ottobre 2016
Nuovo Modo (?)
A volte penso a come sarebbe stato se la Storia avrebbe dato il merito agli altri.
Ai "cattivi"..
Mi immagine un mondo dipinto di rosso, come quello attuale...
Immerso in piccole quelle di confine, come quello attuale...
dove un'ideologia, ormai passata, cerca di instaurarsi trovando la diffidenza della gente comune, come quello attuale...
Non sembra un quadro molto diverso da quello che vediamo oggigiorno...
Anzi, forse forse, sto descrivendo lo stesso quadro...
... forse solo un po' meno dettagliato, un po' più invisibile.
Un quadro dove non si vedono tanto i difetti, ma solo perché sono disegnati con più superficialità.
Perché alla fine non è l'idea che crea una Nazione, ma l'uomo.
Perché alla fine l'idea è perfetta, Utopica, ma perfetta...
.... mentre l'uomo...
... è l'uomo.
Ai "cattivi"..
Mi immagine un mondo dipinto di rosso, come quello attuale...
Immerso in piccole quelle di confine, come quello attuale...
dove un'ideologia, ormai passata, cerca di instaurarsi trovando la diffidenza della gente comune, come quello attuale...
Non sembra un quadro molto diverso da quello che vediamo oggigiorno...
Anzi, forse forse, sto descrivendo lo stesso quadro...
... forse solo un po' meno dettagliato, un po' più invisibile.
Un quadro dove non si vedono tanto i difetti, ma solo perché sono disegnati con più superficialità.
Perché alla fine non è l'idea che crea una Nazione, ma l'uomo.
Perché alla fine l'idea è perfetta, Utopica, ma perfetta...
.... mentre l'uomo...
... è l'uomo.
Etichette:
comunismo,
guerra,
libertà,
mondo,
nuovo inizio,
nuovo mondo,
poesia,
società,
uomo
Ubicazione:
31040 Mansuè TV, Italia
domenica 26 luglio 2015
scegliere
Il mondo soccombe sotto la celta tra prediligere la mente al corpo
dal prediligere l'intelligenza alla bellezza
il bene dal male
il sogno dal desiderio...
Il mondo soccombe sotto la scelta tra prediligere l'utopia sinistra alla realtà capitalista che ci vizia e ci compra con gli oggetti, tralasciando l'uomo.
dal prediligere l'intelligenza alla bellezza
il bene dal male
il sogno dal desiderio...
Il mondo soccombe sotto la scelta tra prediligere l'utopia sinistra alla realtà capitalista che ci vizia e ci compra con gli oggetti, tralasciando l'uomo.
Ubicazione:
31040 Mansuè TV, Italia
sabato 23 maggio 2015
Romani contro cattolici come nazisti contro comunisti
Studiando la seconda guerra mondiale mi sono accorto di un particolare interessante: la storia si ripete continuamente.
La storia si ripete giorno dopo giorno, diciamo pure che la storia è come una ruota, prima o poi ritorniamo sempre al punto di partenza.
Nella fattispecie ha notato la contraddizione tra estrema destra ed estrema sinistra presente nella seconda guerra, simile alla contraddizione tra la cultura romana e la religione cattolica presente nei primi anni dopo la nascita di Cristo.
Mi pare di riconoscere il nazismo e il fascismo come la potente Roma e il comunismo russo come l'utopica religione di Dio.
Vi spiego il perché.
Il fascismo nasce come continuazione della gloria dell'impero Romano, e il saluto da legionario, usato tuttora nei gruppi fascisti o simil-fascisti, ne è la prova concreta. Inoltre questa corrente ideologia trae a piene mani dalla vecchia cultura Romana usando simboli, convenzioni ed esaltando l'epoca dei vari Cesare e Augusto.
D'altro cando il Nazionalsocialismo fonda la sua ideologia su un libro di Tacito scritto intorno al 93 d.c chiamato "La Germania" dove lo storico romano esalta le civiltà germaniche con capitoli che, se fraintesi, posso far capire che i tedeschi siano la razza "perfetta". Questo libro è stato preso a piene mani dall'ideologia nazista ed è considerato alla pari della Bibbia Hitleriana come caposaldo dell'ideologia ariana.
Questi aspetti caratterizzano le ideologia di destra del primo novecento e le fanno diventare la "continuazione" dei pensieri dell'antica Roma.
Invece il comunismo sovietico, secondo la mia personale interpretazione della storia, è l'evoluzione della religione cattolica che fu la causa della disfatta di Roma. Infatti, come il cattolicesimo, il comunismo si basa su leggi condivisibili ma utopiche, che, anche oggigiorno, non trovano l'appoggio di molte persone.
Il comunismo è il sogno dell'uguaglianza in terra, il cattolicesimo la speranza dell'uguaglianza in cielo.
Questa è l'unica differenza tra l'uno e l'altro.
L'evoluzione umana ci ha portato, man mano in direzione della ricerca della vera uguaglianza che, ahimè, rimane tuttora utopica.
Inoltre il comunismo ha "sconfitto" il nazionalsocialismo così come fece il cattolicesimo con l'ideologia Romana.
Per questo trovo la Storia come una ruota, gira che gira tanto ci ritroviamo sempre nello stesso punto; magari con armi, idee e situazioni diverse ma sempre nello stesso punto.
Dopotutto la Storia si deve ripetere perché solo sbagliando possiamo correggerci; correggerci per poi sbagliare di nuovo, quando tutti si dimenticheranno lo sbaglio precedente...
Etichette:
cattolicesimo,
comunismo,
Dio,
Hitler,
Nazionalsocialismo,
religione,
Roma,
romani,
socialismo,
Storia,
uguaglianza
Ubicazione:
Italia
domenica 10 maggio 2015
è più facile essere capitalisti che comunisti
Il comunismo è il sogno di uguaglianza per l'cuni e il cancro dell'umanità per altri.
Il perché il comunismo sia, tutt'oggi, considerato un cancro è dovuto all'ignoranza e al focalizzarsi solo sulla parte "pratica" dell'ideologia.
Si sa cosa hanno combinato i vari governi comunisti del novecento( URSS, Cina, Corea del Nord, Romania eccetera) ma, bisogna dire che, quei governi erano più dittature personali( o oligarchie) che dittature del proletariato.
Ma il VERO comunismo, il vero punto fondamentale di questa ideologia è l'uguaglianza, fattore universale che non è stato rispettato in nessun governo socialista nato fin'oggi.
Forse solo la neonata Cuba e il neonato URSS di Lenin hanno cercato di rispettare questo dogma fondamentale, ma alla lunga, anche loro si sono fatti influenzare dal potere.
Dopotutto è più facile essere nemici che amici come è più facile essere cattivi che buoni.
Non so perché l'apoteosi del pensiero di uguaglianza umana, quella che ha fondato i totalitarismi del novecento( che sono la distopia dell'ideologia) sia così bistrattata.
Forse molti paragonano ancora il comunista al terrorista delle brigate rosse o a Stalin.
Dopotutto è più facile essere contro che a favore.
E' più facile essere capitalisti che comunisti.
Il perché il comunismo sia, tutt'oggi, considerato un cancro è dovuto all'ignoranza e al focalizzarsi solo sulla parte "pratica" dell'ideologia.
Si sa cosa hanno combinato i vari governi comunisti del novecento( URSS, Cina, Corea del Nord, Romania eccetera) ma, bisogna dire che, quei governi erano più dittature personali( o oligarchie) che dittature del proletariato.
Ma il VERO comunismo, il vero punto fondamentale di questa ideologia è l'uguaglianza, fattore universale che non è stato rispettato in nessun governo socialista nato fin'oggi.
Forse solo la neonata Cuba e il neonato URSS di Lenin hanno cercato di rispettare questo dogma fondamentale, ma alla lunga, anche loro si sono fatti influenzare dal potere.
Dopotutto è più facile essere nemici che amici come è più facile essere cattivi che buoni.
Non so perché l'apoteosi del pensiero di uguaglianza umana, quella che ha fondato i totalitarismi del novecento( che sono la distopia dell'ideologia) sia così bistrattata.
Forse molti paragonano ancora il comunista al terrorista delle brigate rosse o a Stalin.
Dopotutto è più facile essere contro che a favore.
E' più facile essere capitalisti che comunisti.
Etichette:
cancro,
capitalismo,
comunismo,
dittatura,
ignoranza,
società,
uguaglianza
Ubicazione:
Italia
sabato 2 maggio 2015
La Cina: il “comunismo perfetto”
Si
dice che il capitalismo sia l'ingiusta distribuzione della ricchezza
e che il comunismo sia la giusta ridistribuzione della povertà.
Bene.
La Cina si trova nel mezzo tra queste due definizioni.
Il
governo cinese si potrebbe definire come il “comunismo perfetto”(
potremmo usare anche “capitalismo perfetto” come termine ma esso
non darebbe la giusta importanza distopica alla società cinese)
Senza
studiare approfonditamente l'economia e la società cinese( non è
questo l'obiettivo dell'approfondimento) ci concentriamo sulla
veridicità di quello detto in precedenza.
La
Repubblica popolare Cinese è un governo di stampo socialista, quindi
un governo che ammette un solo partito, con capitale Pechino e che
attua una politica economica a stampo capitalistica.
Già
questo sembrerebbe paradossale siccome il comunismo prevede un
sistema economico pianificato che esula dall'economia moderna.
Ciononostante la Cina la applica e, grazia alla politica socialista,
ma che potremmo più definire a stampo stalinista, riesce a produrre
ingenti quantità di beni di consumo a basso, bassissimo costo. E
questo si vede anche in Italia dove i prodotti cinesi si presentano
come vere e proprie copie fasulle di marchi più famosi. Basta andare
in qualunque supermercato cinese per trovare marche come Sonia,
Ateach eccetera.
Quindi
questo modo “originale” di fondere il peggio del socialismo e il
peggio del capitalismo ha fatto, al giorno d'oggi, della Cina una
delle maggiori potenze economiche del mondo.
Come
per ogni società descritta precedentemente la Repubblica popolare
Cinese è una distopia storica siccome non rispetta le sue
fondamenta, anche se questa colpa è dovuta principalmente alla
Storia degli ultimi venti/trenta anni. Dalla caduta del muro di
Berlino, e il conseguente scioglimento dell'URSS, la Cina ha dovuto
abbandonare una politica economica basata su scambi commerciali tra
nazioni socialiste( URSS, Cuba e Corea del Nord in primis) e
adattarsi al nuovo panorama mondiale adottando il sistema
capitalistico che crea più possibilità di progresso ma, di
conseguenza, distribuisce la ricchezza in modo più limitato( cosa
che succedeva comunque con il socialismo ma che, almeno, in teoria
cercava l'uguaglianza).
Ma,
siccome
l'oligarchia cinese non voleva abbandonare i propri privilegi, hanno
creato un nuovo modo di intendere il socialismo. Hanno creato il
comunismo perfetto.
E
non è un caso che Nel 2010 il paese è divenuto secondo al mondo
per PIL, avendo superato il Giappone, ed alle spalle
degli Stati Uniti d'America. Il PIL del paese è
cresciuto con una media del 10% negli ultimi 30 anni, trasformando
la Cina da una arretrata economia agricola ad una potenza
economica mondiale. La Cina è inoltre l'esportatore più grande al
mondo, con gli Stati Uniti, mentre è il secondo importatore più
grande dopo quest'ultimo paese.
Purtroppo
,nonostante tutta questa crescita economica, la Cina presenta un
esercito di poveri, visto che i ricchi in Cino sono meno di un decimo
della popolazione( circa 100 milioni).
Inoltre
la legge cinese è un'ulteriore segno della sua instabilità sociale.
Nella repubblica Popolare Cinese c'è la pena di morte; ed essa viene
data per azioni futili e che, per esempio in Italia, costerebbero
solo qualche anno di carcere oppure una multa. Tra le azioni che
prevedono la pena capitale più opinabili, troviamo:
- defezione al nemico (art. 108)
- spionaggio (art. 110)
- fare parte di associazioni segrete a fine sovversivo
- sovversione
- rapina (art. 263)
- furto di ingenti proprietà
- furto abituale
- usare linee telefoniche o mezzi pubblici con l'evidenza che sono rubati
- furto di linee di comunicazione per profitto
- riproduzione di codici telefonici per profitto
- furto con scasso o violazione di domicilio
- causare distruzione di proprietà pubbliche o private (art. 115)
- spargere veleno (art. 115)
- vendita o fabbricazione di cibo nocivo o falso, di alcol tossico o di false medicine con gravi conseguenze sui consumatori (art. 141)
- vendita o fabbricazione di prodotti falsi o nocivi (aggiunto nel 2003)
- produzione o esposizione di materiale pornografico (non censurato o senza autorizzazione statale)
- causare esplosioni (art. 115)
- possesso, vendita o fabbricazione di armi, munizioni o esplosivi (art. 125)
- gioco d'azzardo (nonostante nella regione amministrativa speciale di Macao sia legale)
- bigamia
- intralcio all'ordine pubblico
- disturbo della vita dei cittadini
- usare metodi pericolosi che causino morte o gravi lesioni (art. 115)
- incendio doloso (art. 115)
- lenocinio, ovvero organizzazione, forzamento, induzione, introduzione, protezione o sfruttamento della prostituzione
- teppismo
- caccia di specie protette
- uscita da quarantena mentre si ha la SARS o diffusione del virus
- rivelazione o furto di segreti di Stato via internet
- pirateria informatica
- reati legati alla droga (art. 347)
Quindi,
l'idea di società “normale” è molto diversa per quanto riguarda
il pensiero dell'oligarchia cinese. Le leggi più interessanti da
leggere sono quelle che vietano la vendita di prodotti nocivi e/o
falsi, siccome è molto buffo il fatto che, nel loro paese, i cinesi
rispettino queste leggi( perché se c'è la pena di morte come
punizione credo vivamente che la rispettino), mentre arrivati in
Europa, uso come esempio l'Italia, producano effettivamente prodotti
nocivi e falsi.
Il
comunismo perfetto della Cina non solo è pericoloso, siccome rischia
di creare una nazione economicamente potente e con una mercè di
uomini soggiogati ormai dal suo governo a stampo dittatoriale ma è
anche un grave insulto alla democrazia e alla libertà siccome conte
un settimo della popolazione mondiale che non ha possibilità di
crearsi un futuro migliore.
Etichette:
capitalismo,
Cina,
comunismo,
comunismo perfetto,
distopia,
pena di morte,
Repubblica popolare Cinese
Ubicazione:
Italia
venerdì 1 maggio 2015
Cuba: la realizzazione del vero comunismo( o quasi)
La Repubblica di
Cuba è, come sancito dalla Costituzione cubana del 24
febbraio 1976 uno "Stato socialista di
lavoratori", indipendente e sovrano, laico, organizzato
come repubblica unitaria e democratica (Art. 1), in cui il potere è
esercitato dal popolo mediante le Assemblee del Potere
Popolare (art. 3). La revisione Costituzionale del 1992,
avvenuta dopo il dibattito nelle assemblee tenute in tutto il Paese,
ha prodotto una nuova Carta ispirata alle idee di José Martí e
agli ideali politici di Karl Marx, Friedrich Engels e Lenin.
Le
principali modifiche hanno riguardato: garanzie per gli investimenti
stranieri; riconoscimento, rispetto e garanzia per le libertà
religiose; una maggiore flessibilità per il commercio estero;
elezione da parte dei cittadini, con voto diretto e segreto, sia dei
delegati alle 14 Assemblee Provinciali sia dei deputati al
Parlamento. Cuba è stato il primo Stato nel mondo a recepire nella
propria Costituzione i principi ecologici della Conferenza
sull'Ambiente e lo Sviluppo di Rio de Janeiro.
Al Partito
Comunista Cubano (PCC) "martiano e marxista-leninista" è
assegnato il ruolo di "avanguardia organizzata della nazione
cubana" (art. 5). Non propone candidati e tanto meno partecipa
alle elezioni non essendoci competizione con altri partiti. Infatti
nessun partito politico è autorizzato a nominare candidati o fare
campagna elettorale. La Costituzione riconosce il diritto di parola
di ognuno ma l'articolo 62 limita l'esercizio delle libertà
personali affermando che queste non possono essere esercitate in
contrasto con lo Stato socialista e con la volontà popolare di
edificare il comunismo. Gli oppositori del sistema politico vigente
sostengono che queste condizioni implichino la non libertà dei
processi elettorali.
Comunque
a Cuba, sembra essersi instaurato l'unico governo che più s'avvicina
all'ideale socialista e quindi il governo meno distopico. Infatti,
dal punto di vista dell'alfabetizzazione essa è al secondo posto
secondo il Report 2007/2008 del Programma delle Nazioni Unite
per lo Sviluppo e questa è una grande conquista per un paese
dell'America latina.
Per
quanto riguarda, invece l'economia, Cuba adotta un sistema economico
pianificato che sfrutta gli scambi economici con gli altri stati
“socialisti” come Cina e la Corea del Nord e con molti stati
dell'America latina.
Inoltre
dal punto di vista dei diritti fondamentali Cuba si piazza al primo
posto su tutti i fronti( diritto all'istruzione, diritto
all'abitazione, diritto all'alimentazione e all'acqua potabile
eccetera) per quanto riguarda l'America latina.
Quindi
questo stato sembrerebbe la constatazione che il sogno di Marx non
era propriamente utopistico?
Non
esattamente. Infatti a Cuba tutto quello che riguarda i diritti
fondamentali dell'uomo è rispettato ma, tutto quello che riguarda le
libertà no.
La
libertà di espressione è molto limitata, e in certi casi negata,
siccome tutte gli organi di informazioni non possono essere privati e
l'utilizzo di internet è disponibile solo per il popolo più
abbiente del paese a causa dei costi elevati.
Cuba
è forse l'unica nazione che ha adottato il sistema socialista ed è
riuscita ad avvicinarsi di più a quell'ideale. Nonostante ciò dalla
caduta del muro di Berlino l'economia cubana è scesa sempre più a
compromessi e, si pensa che, dopo la dipartita di Fidel Castro finirà
l'ultimo sogno socialista presente sulla terra.
Etichette:
America latina,
Che,
comunismo,
Cuba,
diritti umani,
Lenin,
libertà,
muro di Berlino,
socialismo,
utopia
Ubicazione:
Italia
mercoledì 29 aprile 2015
La “libertà” americana
Il
concetto di libertà è molto soggettivo. Infatti la libertà è tale
finché non compromette quella degli altri e questo fattore, senza
dubbio, è un obbligo che priva la libertà del suo vero essere.
Per
cui non esiste la libertà, o almeno non è realizzabile finché
esiste più di una persona sul mondo.
E
su queste basi che si può dire che la libertà americana è, di
persé, una libertà fittizia, falsa, ingannevole.
Da
quando l'America si è auto-elevata a “distributore di democrazia e
libertà”, cioè dalla sua nascita fino agli ultimi episodi in
medio oriente, si è “divertita” a portare la guerra per il
mondo, rimpiazzando i vecchi governi “dittatoriali” con la sua
democrazia, i suoi ideali di libertà e la sua “cultura”.
Una
cultura che è vecchia più di tre secoli e crede di essere, o ne è
convinta, pari se non superiore a quella Europea.
Una
cultura debole nel profondo, ma che pare forte e intaccabile
all'infuori: la cultura del sogno americano; la cultura della
libertà.
Questa
libertà americana è data dalla serie di concessioni date dalla
costituzione degli Stati Uniti d'America che sono principalmente:
- Il primo emendamento garantisce la libertà di culto, parola e stampa, il diritto di riunirsi pacificamente e il diritto di appellarsi al governo per correggere i torti. Esso inoltre proibisce al Congresso di "fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione" — rendendo questo emendamento un campo di battaglia delle guerre culturali della fine del XX secolo.
- Il secondo emendamento garantisce il diritto di possedere armi; se tale diritto sia esteso ai privati cittadini o solo alle milizie statali è stata questione di acceso dibattito, e le varie corti hanno interpretato il suo significato in diversi casi sin dal 1900. Ma nel luglio del 2008 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha riconosciuto il diritto dei cittadini di possedere armi, dichiarando incostituzionale la legge del distretto di Columbia che invece ne vietava, ai residenti, il possesso. È così stabilito il diritto individuale dei cittadini americani ad essere armati annullando la legge che da 32 anni proibiva di tenere in casa una pistola per difesa personale nella città di Washington. La sentenza ha fornito un'interpretazione definitiva al Secondo Emendamento della Costituzione che dal 1791 sancisce il diritto di portare le armi. Questo significa che è stato riconosciuto un diritto inviolabile al pari di quello al voto e della libertà di espressione.
- Il terzo emendamento prevede che le truppe non possano essere acquartierate in abitazioni private senza il consenso del proprietario.
- Il quarto emendamento difende da perquisizioni, arresti e confische irragionevoli.
I
quattro emendamenti successivi trattano il sistema della giustizia:
- Il quinto emendamento vieta i processi per un crimine grave se non su accusa da parte del Gran Giurì. Proibisce inoltre la ripetizione del processo per la stessa offesa a seguito di un'assoluzione (eccetto in alcuni casi ben specifici), vieta la punizione senza un giusto processo di legge, e prevede che una persona accusata non possa essere costretta a testimoniare contro se stessa.
- Il sesto emendamento garantisce un processo penale rapido e pubblico. Richiede il processo da parte di una giuria (di pari), garantisce il diritto alla difesa per l'accusato, e prevede che i testimoni debbano assistere al processo e testimoniare in presenza dell'accusato.
- Il settimo emendamento garantisce un processo davanti ad una giuria per i reati civili che coinvolgano un valore della causa superiore ai 20 dollari.
- L'ottavo emendamento vieta le cauzioni e le multe eccessive, e le punizioni crudeli o inusitate.
Gli
ultimi due dei dieci emendamenti contengono dichiarazioni di autorità
costituzionale di ampio respiro:
- Il nono emendamento dichiara che l'elenco dei diritti individuali non è inteso come esaustivo; che il popolo ha altri diritti non specificamente menzionati nella Costituzione.
- Il decimo emendamento prevede che i poteri che non sono delegati dalla Costituzione al governo federale, o da essa non vietati agli Stati, sono riservati ai rispettivi Stati, o al popolo.
Da
questi dieci emendamenti della carta dei diritti americani si
concerne come la libertà americana sia, in linea teorica, la più
vicina all'ideale della libertà comunemente condiviso dalla società.
Per questo motivo la libertà professata dagli americani è
inappellabile, perché è, in teoria, giusta.
Il
problema sorge quando bisogna trasportare nella realtà le parole
scritte su un pezzo di carta. E li sorgono i problemi legati al
possedere ogni tipo di arma, alla VERA libertà di stampa, alla vera
libertà di circolazione, alla vera libertà di professare la propria
fede eccetera.
È
in quel momento che si capisce se ciò che si dice è perlomeno
simile a ciò che si tenta di fare.
Se
volessimo fare un paragone, anche se un po' forzato, potremmo dire
che la libertà americana è simile al comunismo sovietico. Siccome
entrambi ammettono sia un pensiero, un'ideologia che, se presa
strettamente dal punto di vista filosofico, sono utopistiche; sia un
aggettivo che degrada questi pensieri umani a realtà irrealizzabili
e dispotiche. Distopiche perché non rispettano più le proprie
radici; perché hanno puntato troppo in alto e hanno finito per
essere una parodia di se stesse.
Se
volessimo citare un grande cantautore italiano, che mette in
relazione questi due sogni, quello comunista e quello americano,
potremmo dire che:
“qualcuno
era comunista perché desiderava una libertà diversa da quella
americana”
L'America
è il paese meno democratico di tutti quelli degli stati del “primo
mondo” non tanto per quello che è effettivamente o per quello che
attua in termini di riforme e libertà. Ma perché pretende di
ergersi a “simbolo di libertà”, titolo che, meno di un secolo
fa, si è dato il governo sovietico. E sappiamo tutti com'è finito
quel governo di uomini “liberi”.
Etichette:
americani,
carta dei diritti,
comunismo,
distopia,
Giorgio Gaber,
libertà,
libertà americana,
sovietico
Ubicazione:
Italia
domenica 26 aprile 2015
Omaggio a... Giorgio Gaber
Qualcuno era comunista
Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà, ... La mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa,
la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un'educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche: lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima (prima, prima...) era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano...
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona...
Qualcuno era comunista perché era ricco, ma amava il popolo...
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era così affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l'operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l'aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione?... oggi, no. Domani, forse. Ma dopodomani, sicuramente!
Qualcuno era comunista perché... "la borghesia il proletariato la lotta di classe, cazzo!"...
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI3.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto!
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini...
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo Secondo Lenin.
Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sè la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c'era il Grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il Grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista perché non c'era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggiore partito socialista d'Europa!
Qualcuno era comunista perché lo Stato, peggio che da noi, solo l'Uganda...
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant'anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.
Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l'Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera!...
Qualcuno era comunista perché chi era contro, era comunista!
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia!
Qualcuno, qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos'altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché sentiva la necessità di una morale diversa.
Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno.
Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso: era come due persone in una.
Da una parte la personale fatica quotidiana,
e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo,
per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti.
Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare,
come dei gabbiani ipotetici.
E ora?
Anche ora ci si sente in due: da una parte l'uomo inserito, che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana,
e dall'altra il gabbiano, senza più neanche l'intenzione del volo.
Perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà, ... La mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa,
la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un'educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche: lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima (prima, prima...) era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano...
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona...
Qualcuno era comunista perché era ricco, ma amava il popolo...
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era così affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l'operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l'aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione?... oggi, no. Domani, forse. Ma dopodomani, sicuramente!
Qualcuno era comunista perché... "la borghesia il proletariato la lotta di classe, cazzo!"...
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI3.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto!
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini...
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo Secondo Lenin.
Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sè la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c'era il Grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il Grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista perché non c'era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggiore partito socialista d'Europa!
Qualcuno era comunista perché lo Stato, peggio che da noi, solo l'Uganda...
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant'anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.
Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l'Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera!...
Qualcuno era comunista perché chi era contro, era comunista!
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia!
Qualcuno, qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos'altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché sentiva la necessità di una morale diversa.
Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno.
Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso: era come due persone in una.
Da una parte la personale fatica quotidiana,
e dall'altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo,
per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti.
Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare,
come dei gabbiani ipotetici.
E ora?
Anche ora ci si sente in due: da una parte l'uomo inserito, che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana,
e dall'altra il gabbiano, senza più neanche l'intenzione del volo.
Perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.
Etichette:
comunismo,
Giorgio Gaber,
omaggio,
sogno
sabato 25 aprile 2015
Viva l'Italia liberata! Viva l'Italia americana!
Viva l'Italia liberata! Viva l'Italia americana!
Festeggiamo ordunque, come ogni anno, questo 25 aprile;
Festeggiamo la vittoria dei partigiani dai fascisti e dai nazisti;
Festeggiamo la liberazione da parte degli americani;
Festeggiamo la fine del ventennio dittatoriale fascista.
Quante cazzate.
Pensare che oggi si celebri una della feste più ipocrite del nostro paese mi fa rabbrividire e mi fa vergognare d'essere italiano.
Festa ipocrita non per ciò che rappresenta ma per ciò che vuole rappresentare.
Il 25 aprile di settant'anni fa, l'avanzata partigiana ha iniziato la liberazioni dalla "dittatura" fascista, l'ha iniziata aspettando l'arrivo degli alleati che, pochi giorni dopo, ci anno liberato dal "periodo più buio della nostra storia".
Falso.
Il ventennio fascista è stato( e lo dice uno di ideologia marxista) uno dei periodi dal punto di vista economico e dello viluppo tecnologico-sociale migliori dall'unità ad oggi.
I vent'anni di Mussolini, che, personalmente io accorcio a sedici, siccome dopo il patto d'acciaio con Hitler il fascismo, così come era stato pensato, non esisterà più, hanno significato un forte miglioramento nelle condizioni di vita nelle persone. Miglioramento che, per l'epoca, era incredibile e ha portato milioni di persone a DIVENTARE fascisti.
Basti ricordare che l'italia è stata uno dei pochi paesi ad economia capitalistica che meno ha patito la crisi del '29.
Non voglio dire che tutti erano fascisti in quell'epoca che ,molti rinnegano o vogliono dimenticare, ma che, se il fascismo è diventato una realtà italiana per più di quindici anni, molti, o la maggior parte di essi, appoggiavano gli ideali del Duce.
Perciò penso che parlare di fine del ventennio dittatoriale fascista non solo sia riduttivo, ma sia una manomissione della storia bella e buona.
Invece, per quanto riguarda la liberazione da parte degli americani c'è tutto un'altro discorso da fare.
Gli americani, i nostri "salvatori" sono arrivati dopo il 25. Quel giorno è simbolico siccome è l'inizio dell'avanzata partigiana che porterà, con l'arrivo degli alleati, la liberazione completa dell'italia il 3 maggio dello stesso anno.
Ciononostante gli "americani" ci hanno, in qualche modo, liberato del NOSTRO governo ,dittatoriale, totalitario, violento eccetera "donandoci" il loro modo di intendere la democrazia.
E questo particolare modo di intenderla ci ha portato, oggi, alle condizioni in cui soccombe codesto bel paese.
Inoltre i veri libratori dell'Italia furono partigiani, di fede completamente "stalinista"( a quel tempo i massacri di Stalin erano sconosciuti e quindi era accettabile che i partigiani italiani vedevano in Stalin il simbolo di forza, uguaglianza ed equità) quindi, si può dire che l'italia è stata liberata non dagli americani ma dai comunisti!
Anche se idealizzare così tanto la figura del partigiano è un'errore molto grave che, la comunità attuale, ha commesso. Il partigiano era un uomo che non voleva la guerra.
Tutto qui.
E per questo si affidava alla ideologia comunista cercando di seguirla anche in modo troppo rigido ed inumano. Dopotutto un'idea è cieca e ha lo scopo di raggiungere il suo obiettivo senza pensare alle conseguenza. Così facevano i partigiani.
Come esempio basta citare le foibe, ma, questo, è un argomento che richiede una copertina a sé.
Concludendo la liberazione dell'Italia è una festa relativa siccome è vissuta da molti come un gesto di coraggio e da altri come un gesto di vera resa. Ma non si può dubitare che, nonostante tutto, sia stata un tassello fondamentale della nostra storia. Forse non il più importante, forse non il più sincero, forse non il più "nostro", ma sicuramente un tassello che va almeno ricordato.
Nonostante tutto.
Festeggiamo ordunque, come ogni anno, questo 25 aprile;
Festeggiamo la vittoria dei partigiani dai fascisti e dai nazisti;
Festeggiamo la liberazione da parte degli americani;
Festeggiamo la fine del ventennio dittatoriale fascista.
Quante cazzate.
Pensare che oggi si celebri una della feste più ipocrite del nostro paese mi fa rabbrividire e mi fa vergognare d'essere italiano.
Festa ipocrita non per ciò che rappresenta ma per ciò che vuole rappresentare.
Il 25 aprile di settant'anni fa, l'avanzata partigiana ha iniziato la liberazioni dalla "dittatura" fascista, l'ha iniziata aspettando l'arrivo degli alleati che, pochi giorni dopo, ci anno liberato dal "periodo più buio della nostra storia".
Falso.
Il ventennio fascista è stato( e lo dice uno di ideologia marxista) uno dei periodi dal punto di vista economico e dello viluppo tecnologico-sociale migliori dall'unità ad oggi.
I vent'anni di Mussolini, che, personalmente io accorcio a sedici, siccome dopo il patto d'acciaio con Hitler il fascismo, così come era stato pensato, non esisterà più, hanno significato un forte miglioramento nelle condizioni di vita nelle persone. Miglioramento che, per l'epoca, era incredibile e ha portato milioni di persone a DIVENTARE fascisti.
Basti ricordare che l'italia è stata uno dei pochi paesi ad economia capitalistica che meno ha patito la crisi del '29.
Non voglio dire che tutti erano fascisti in quell'epoca che ,molti rinnegano o vogliono dimenticare, ma che, se il fascismo è diventato una realtà italiana per più di quindici anni, molti, o la maggior parte di essi, appoggiavano gli ideali del Duce.
Perciò penso che parlare di fine del ventennio dittatoriale fascista non solo sia riduttivo, ma sia una manomissione della storia bella e buona.
Invece, per quanto riguarda la liberazione da parte degli americani c'è tutto un'altro discorso da fare.
Gli americani, i nostri "salvatori" sono arrivati dopo il 25. Quel giorno è simbolico siccome è l'inizio dell'avanzata partigiana che porterà, con l'arrivo degli alleati, la liberazione completa dell'italia il 3 maggio dello stesso anno.
Ciononostante gli "americani" ci hanno, in qualche modo, liberato del NOSTRO governo ,dittatoriale, totalitario, violento eccetera "donandoci" il loro modo di intendere la democrazia.
E questo particolare modo di intenderla ci ha portato, oggi, alle condizioni in cui soccombe codesto bel paese.
Inoltre i veri libratori dell'Italia furono partigiani, di fede completamente "stalinista"( a quel tempo i massacri di Stalin erano sconosciuti e quindi era accettabile che i partigiani italiani vedevano in Stalin il simbolo di forza, uguaglianza ed equità) quindi, si può dire che l'italia è stata liberata non dagli americani ma dai comunisti!
Anche se idealizzare così tanto la figura del partigiano è un'errore molto grave che, la comunità attuale, ha commesso. Il partigiano era un uomo che non voleva la guerra.
Tutto qui.
E per questo si affidava alla ideologia comunista cercando di seguirla anche in modo troppo rigido ed inumano. Dopotutto un'idea è cieca e ha lo scopo di raggiungere il suo obiettivo senza pensare alle conseguenza. Così facevano i partigiani.
Come esempio basta citare le foibe, ma, questo, è un argomento che richiede una copertina a sé.
Concludendo la liberazione dell'Italia è una festa relativa siccome è vissuta da molti come un gesto di coraggio e da altri come un gesto di vera resa. Ma non si può dubitare che, nonostante tutto, sia stata un tassello fondamentale della nostra storia. Forse non il più importante, forse non il più sincero, forse non il più "nostro", ma sicuramente un tassello che va almeno ricordato.
Nonostante tutto.
Etichette:
25 aprile,
americani,
capitalismo,
comunismo,
democrazia,
dittatura,
festa,
idea,
Italia,
liberazione,
libertà americana,
Mussolini,
partigiani,
settant'anni,
Stalinismo,
totalitarismo
Ubicazione:
Italia
giovedì 23 aprile 2015
Pensieri sul futuro...
Ci stiamo, inesorabilmente, avvicinando al baratro.
Al baratro della disumanità.
Vedere così tanta insufficienza critica di fronte alla morte di così tante PERSONE è orribile. ed una delle cose che mi fa sempre di più detestare questo mondo. Questo mondo che si maschera da perbenista. O, se vogliamo usare un termine "Orwelliano" questo mondo pensabenista.
Questo mondo così soggiogato dal capitalismo e dal suo simbolo del dollaro americano da preferire la morte di PERSONE anziché la perdita di fogli di carta colorata.
Fogli di carta che sono l'essenza della nostra anima.
Senza valore.
In un mondo "perfetto" i soldi non sarebbero superiori all'uomo; ma, ahimè, non viviamo in un mondo perfetto. E non ci siamo mai vissuti.
Non sto dicendo che questa sia la peggiore epoca di sempre; ovviamente non possiamo dimenticare il Novecento, condito dalle sue guerre e dalle sue ideologie, ma questa, questa è sicuramente l'epoca più falsa.
Più falsa perché la maschera di ognuno di noi si sta pian piano allargando e finirà per avvolgerci nello stereotipo del perbenista.
Il perbenista: quello che critica e incita a fare la cosa giusta da parte degli altri ma non da parte di se stesso.
Quello che sa solo criticare senza agire, senza cercare soluzioni, senza mettersi in gioco.
Tutti sono vittime di questa maschera del nuovo millennio. Nessuno escluso.
Anche io stesso, per esempio, sono stato "avvolto" da questa maschera che mi porta a criticare, come sto facendo oggi, questo mondo falso, senza agire.
Senza agire perché non faccio parte di un movimento politico, non partecipo agli scioperi( siccome sono ancora uno studente e giudico che lo sciopero fatto da un non lavoratore sia un'offesa a tutti coloro che lavorano otto ore al giorno per arrivare a fine mese) e non faccio beneficenza siccome la giudico come l'azione più negativa in assoluto.
La beneficenza non è positiva siccome illude e rilassa il beneficiario facendo credere a lui che si più vivere senza impegnarsi. Che si più vivere senza lavorare, sforzarsi, eccetera.
Piuttosto di fare beneficenza ad un barbone io, se ne avessi la possibilità, gli troverei un lavoro e una casa e l'inviterei a mettersi in gioco.
Ricevere beneficenza è, in poche parole, rinunciare a mettersi in gioco. Rinunciare a vivere.
Infine, io non sostengo nessun partito politico per due ragioni; la prima è che i partiti di sinistra( sì sono di sinistra) non hanno un'ideologia precisa e la seconda è che per sostenere un partito bisogna pagarne la tessera.
L'ideologia dei partiti di sinistra non la condivido minimamente su più punti; il principale dei quali è l'antifascismo.
Il fascismo, è sì un movimento violento e quasi "totalitario" ma, non è razzista. Non almeno quanto credono gli antifascisti. Non possiamo negare che il ventennio fascista sia stato, strettamente dal punto di vista economico, il più prolifico di tutta la storia Italiana.
E accanirsi contro di loro, non solo è contro la vera ideologia comunista( siccome il partito di Mussolini è nato dopo la nascita del comunismo) ma è fine a se stessa.
E' fine a se stessa siccome i veri "nemici" dei pariti di sinistra sono i falsi partiti di sinistra e non i fascisti.
I veri nemici sono tutti colo che governano malamente questo paese, specialmente quelli che governato questo paese dichiarandosi di sinistra e adottando misure di destra.
Questi esseri non sono solo contro la loro ideologia e il loro ideale ma anche contro se stessi, contro la loro prima maschera.
Purtroppo queste considerazioni sono andate un po troppo verso il verboso, quindi vi saluto, ringraziandovi di essere arrivati fino a qui e augurandovi una felice serata consci del fatto che il mondo, domani mattina, sara "bello" come l'avete lasciato...
Etichette:
antifascismo,
beneficenza,
buonista,
capitalismo,
comunismo,
Immaginazione,
Mussolini,
partiti politici,
pensabenista,
perbenista,
persona,
sinistra italiana,
soldi,
uomo
Ubicazione:
Italia
mercoledì 22 aprile 2015
1984: La distruzione della Storia
Uno
degli elementi caratteristici del romanzo Orwelliano è la
distruzione della Storia. Chi è contro il partito
non solo sparisce ma non è mai esistito. Egli non è mai né nato né
morto. Egli non è presente da nessuna parte, le sue tracce vengono
oscurate e il suo cammino viene cancellato.
E
se questo non è possibile egli diviene simbolo di ogni disgrazia che
subisce il popolo.
Il
popolo schiavo dell'ortodossia.
Come
succede a Goldstein (alias Trotsky) che diventa l'accusatore di
ogni disfatta politica-militare che avviene. Questa tecnica della
distruzione della Storia ripesca a piene mani non solo dalla nostra
storia novecentesca( dalle persecuzioni del nazismo alla creazione di
falsi capi espiatori per giustificare crisi economiche) ma i rifà
direttamente al precedente romanzo dell'autore: La fattoria degli
animali.
Con
un'attenta analisi dei due scritti si può ben vedere che Palladineve
e Goldstein rappresentano la stessa persona, o perlomeno lo stesso
metodo di giustificazione creata da governi idealisti contro
difficoltà economiche-sociali. È incredibile come tutto questo
venga riassunto in 1984 riuscendo alla perfezione nell'intento di far
capire come la Storia serva, fondamentale, non soltanto per non
commettere gli errori fatti dai nostri antenati ma anche per evitare
che codesti errori vengano commessi da altri.
Di
seguito cito una parte di 1984, forse la parte che riesce i più a
far comprendere come la manomissione della Storia sia una delle
caratteristiche principali del romanzo:
“Nei
giorni andati, prima della vittoriosa Rivoluzione, Londra non era la
bella città che ora conosciamo. Era un luogo buio, sporco,
miserevole, dove sì e no c'era da mangiare e dove tanta povera gente
non aveva scarpe per camminare e un tetto per riposarci sotto. Anche
i bambini della vostra età dovevano lavorare dodici ore al giorno
per conto di certi crudelissimi padroni che li fustigavano con lo
scrudiscio se lavoravano troppo lentamente, e li nutrivano soltanto
di croste di pane ammuffito e d'acqua. Ma in mezzo a tutta questa
orribile mirano pure poche case belle e grandi dove vivevano i ricchi
che avevano fino a trenta servitori per attendere ai loro bisogni.
Questi ricchi erano chiamati capitalisti. Erano grassi, brutti e con
certe facce cattive, come quelle che si vede nella pagina di fronte.
Come vedete è vestito di un lungo abito nero che era chiamato
finanziera e porta un buffo cappello lustro che sembra un tubo di
stufa e che era chiamato cilindro. Questa era l'uniforme dei
capitalisti e a nessuno era permesso di indossarla se non a loro. I
capitalisti possedevano tutto ciò che era nel mondo e le altre
persone erano loro schiavi. Essi possedevano tutte le terre, tutte le
case e tutto il denaro.
Se
qualcuno disobbediva loro, essi lo potevano mandare in prigione o lo
potevano far cacciare dell'impiego e farlo morire di fame.
Quando
le persone comuni dovevano rivolgersi a un capitalista erano
obbligati a inchinarsi tremando e togliendosi il cappello, e a
chiamarlo “Signore”. Il capo di tutti i capitalisti era chiamato
il Re e...”
(Libro
1, Capitolo 7)
Questo
passo non ci mostra soltanto la manomissione della Storia( nel libro
si parla prima della Rivoluzione e cioè pressapoco negli anni
cinquanta) ma sopratutto lo stereotipo del capitalista. L'uomo
vestito di nero e con il cilindro che tutto ha e tutto vuole. Una
visione del mondo simboleggiato dal dollaro adottato riferendosi al
mondo sovietico dove così era visto l'americano medio.
Dal
testo si edice, inoltre, la volontà del partito a indottrinare il
giovane( il testo e ritratto da un libro di storia per bambini che
Winston Smith ricopia sul suo diario) a proposito della vita
precedente alla Rivoluzione. La vita dell'operaio capitalista è
vista come orribile, terrificante e inauguratile ma, se leggiamo il
testo, notiamo che non cambia più di tanto da quella dei prolet
o dei membri del partito esterno. Dopotutto il governo dipinto da
Orwell è senz'ombra di dubbio un governo a stampo comunista e, come
sappiamo, il capitalismo è lo sfruttamento dell'uomo da parte
dell'uomo e il comunismo è lo sfruttamento dell'uomo da parte dello
Stato.
Etichette:
1984,
capitalismo,
comunismo,
orwell,
Storia
venerdì 17 aprile 2015
Pillole di Storia: Il fallimento del sogno di Marx
Nel
febbraio del 1918 ha inizio la rivoluzione. Una rivoluzione
capitanata da Vladimir
Lenin , filosofo, rivoluzionario e politico russo.Lo scopo della
rivoluzione è quella di spodestare lo Zar di Russia e creare il
primo stato comunista del mondo. Il primo stato che rispettasse i 10
fondamenti del “Manifesto del partito comunista” scritto da Marx
ed e Engels nel lontano 1848.La rivoluzione
si completa nel novembre dello stesso anno con la presa del palazzo
d'inverno.
Purtroppo il neo governo socialista incorre in molteplici problematiche, dalla guerra civile ai tentativi di rivoluzione guidate dalle potenze europee che temevano una diffusione dei pensieri comunisti.Ma, alla fine della guerra civile nel 1921, la Russia si rialza e Lenin crea la Nap(Nuova politica economica): un ponte tra capitalismo e comunismo.Nonostante la voglia di Lenin di realizzare il sogno marxista, la sua morte, nel 1924, consegna la Russia, dopo una serie di vicissitudini, a Stalin, che instaura un governo di stampo totalitario e mette fine al sogno.
Ubicazione:
Italia
lunedì 6 aprile 2015
L'ultima religione
L'ultima religione è nata nel 1848.
L'ultima religione l'ha creata Marx.
Proprio lui.
L'uomo che descriveva la religione come "l'oppio dei popoli" ha creato,a sua volta, una religione.
Inconsapevolmente.
Sì, perché sono stati gli altri, il popolo, il proletariato, che ha elevato questo pensiero sociale a religione.
Ha elevato le direttive, le linee guida marxiste a dogmi.
Distruggendo il comunismo.
Distruggendo l'idea di uguaglianza.
Distruggendo il lavoro di Marx.
Etichette:
comunismo,
Marx,
religone,
ugliaglianza
Iscriviti a:
Post (Atom)












.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)

.jpg)